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    February 18

    I need to organize

     
     
     
     
     
     
     
    Come al solito vorrei fare migliaia di cose.
    Dipingere con Marco. Andare a trovare di più Luca in bottega. Iniziare una intensa sessione di cinedomus con Marco e Luca. Ritornare a scivere magari. Cioè riprendermi delle intere giornate per stare con la testa appoggiata al palmo della mano con Einaudi o i Sigur Ros in sottofondo e lasciare la mia mente vagare e penetrare la profondità di un pensiero, sviscerarlo fino a trovare le giuste parole, a realizzare quella inebriante fusione tra forma e sostanza, la sua esaltazione divina e scoprire la musicalità del suo senso. Senza ansie. Senza frette. soprattutto poi andare a trovare gli amici lontani, quelli di cui sento la mancanza in maniera viscerale quando scendo nella noia e nella depressione di LargocCampo. Da quanto tempo non passo una sera metafisico-filosofica o a ridere a crepapelle o magari facendo entrambe le cose? Sasty è l'unico che sono riuscito ad andare a trovare ma la lista sarebbe lunga. Ci sta dentro un bel viaggio transeuropea. Intanto c'è Gerardo a Roma, il Conte Proletario a Lucca (davvero troppo tempo... forse me lo sono giocato), David a Finale, tutto il clan di miei amici emigrati a Milano (possibile sia l'unica città d'Italia dove si lavora?), Marco, Pietro e il Muto emigrati in Spagna, Emilia Carlos e Pablo (dio quanto mi mancate, vorrei rapirvi e portarvi qua, l'ironia che mettevamo in ogni nostra parola o gesto, la vita che travalica ogni categoria per pensarla)... Eppure non riesco a muovermi, rimango fermo come se fossi seppellito per metà, mi sembra sempre che ci sia un urgenza, un'incombenza per cui non posso partire, e invece gli intervalli di tempo ci sono e sono tanti... non capisco, non mi capisco, non mi riconosco.... Vorrei anche organizzarla finalmente quella famosa cena degli ex del teatro, e vedere se si riesce a rimettere insieme qualche coccio, perchè anche questa cosa qui del teatro mi manca da morire, mi sembra di respirare con un polmone solo, o meglio che mi si siano affievoliti i sensi e le emozioni da quando non li esercito più con regolarità e li sperimento... "Un attore è un atleta del cuore".... Mi piacerebbe anche finalmente prendere e andare a scoprire i bei luoghi che mi circondano, che vergogna, non sono ancora stato alla certosa di Padula, non sono ancora stato a Pompei, mi piacerebbe passare una domenica a rotolarmi su un prato verde dal quale fosse impossibile sentire passsare una macchina... E poi mi piacerebbe fare politica attiva o volontariato cioè provarci in qualche modo a fare qualcosa e non limitarmi a leggere il giornale e firmare petizioni (ma queste associazioni sono vampiresche, tendono a succhiarti tutto il tempo che possono, mi ricordo...) .
    Ma io sono un tipo che riesce a fare solo una cosa per volta. ci mette un sacco di tempo e non gli viene neanche così tanto bene.
    Le giornate mi scivolano addossso come l'acqua della doccia. Non ho mai tempo. Mi sembra di non avere mai tempo. Non ho neanche il tempo di guardami allo spacchio e farmi schifo. Di fermarmi al bivio e pensare a dove sto pportando questa mia vita. Giro in tondo attorno al mio vuoto. "La gente sembra sempre infelice quando non sta facendo quello per cui è venuta al mondo.."
     
     
    January 16

    Scoperte che salvano un martedi sera...

     

     

       

     

    Se non si dovesse vedere bene ecco il link originale:

    http://www.youtube.com/watch?v=Zb1gd8WLoGU&feature=related

     

     

    January 10

    Ma sì, ma sì, facciamoci del male...

     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    Sabato 12, all'Iroko, a una certa ora, per chi volesse esserci...
     
     
     
     
    December 29

    Canti di Natale #2

     
     
    In viaggio per le nostre rituali visite ai templi del consumo scopro che a mio padre piacciono "Ovunque proteggi" di Capossella e addirittura "Manifesto" della Bandabardò. Certo apprezzapiù le melodie che i testi e certo non sospetta che si tratti in entrambi i casi di debosciati comunisti fricchettoni e noi non glielo faremo sapere. Tutto ciò comunque dimostra che chiunque può sviluppare un certo gusto musicale se adeguatamente educato ed esposto agli opportuni stimoli.
    December 26

    Come è fragile la vita (live in Cava)

     
     

     
    Il Pittore siede al mio fianco sotto lo stupefacente effetto di sostanze verdognole e dal sapore amaro, mentre la macchina scivola per i tornanti a farsi inghiottire dalle montage che sfidano il mare. Il Pittore è particolarmente cialrielo stanotte, più del solito, condizione che sovente gli causa il biasimo dei compari. Ma a me non dispiace affatto. Sarà perchè il suo flusso ininterrotto riempie i miei silenzi che ultimamente si sono fatti più lunghi e pesanti. E badi bene, non sono di quei silenzi del tipo che non c'è bisogno di parole, sono proprio di quei silenzi di quando non si ha proprio niente da dire perchè ci si sente vuoti e inutili dentro. Del resto diceva Nietsche che una buona conversazione nasce dall'incontro tra uno che ha qualcosa da dire e uno che ha voglia di ascoltare. E poi mi piace avere il Pittore al mio fianco. Sono pochi quelli che nella fattanza riescono ad essere così performanti. I più di solito si producono in discorsi sconclusionati, disarticolati, o in un susseguirsi di cazzate, il buon vecchio invece esordisce con un monologo sulla divisione regolare del piano di Hascher, un caleidoscopio visionario di geometrie impossibili e prospettiva distorte. Mi piace la passione di quest'uomo, la sua sete infantile, primordiale di bellezza. Mi pare di ricordare che qualcosa di simile una volta dimorasse anche in me.
    La macchina scivola e scivola veloce, Cava ci accoglie e dolcemente atterriamo davanti a San Francesco. Sembra bella Cava stanotte, per niente tossica come sono soliti descriverla alcuni dei suoi abitanti, ma forse dipende solo dal fatto che siamo forestieri e lo sguardo del forestiero ricopre le cose su cui si posa della magia dell'incanto e della meraviglia. E per fortuna io sarò un forestiero ovunque. E per sempre. Questa forse è la mia salvezza.
    Arrivati al locale una figura zingaresca cattura la mia attenzione, lunghi capelli e barba neri come una notte senza stelle, pendagli alle orecchie, sguardo torvo e profondo. "Che personaggio penso" e ci scrutiamo per qulache secondo finchè una voce appena fuori campo esclama "Nicola!!!! Vacca d'un boia a momenti non ti riconoscevo!!!" Ecco, la voce appena fuori campo è quella di David, il mio amico pittore, musicista cantante, scrittore e nel tempo libero tecnico odontoiatrico. La barba nera chestavo scrutando era quella del di lui fratello, Lele, e in effetti noi ci stavamo guardando da un po' senza riconoscerci. Che strano sentire riecheggiare la antica parlata della bassa, c'è un eccitato stupore nel ritrovarsi lì dopo tanto tempo e al tempo stesso una naturalezza dell'incontrarsi come se non ci fossero fili da riannodare perchè non si sono mai spezzati. Da un primo giro di commenti emerge che a) mi sono fatto uomo, b) sono ingrassato, c) David è sempre uguale ma si sente invecchiato, d) Lele ha avuto una magnifica bambina, e) G (asssente ma presente) ha come al solito tanta voglia di figa e purtroppo non sarà dei nostri stasera. Loro stasera sono veramnte forestieri, e sono entusiasti, sono conquistati, avvinti dal Sud. I loro sorrisi mi scaldano. Il Pittore incredibilmente tace, e vi giuro che non l'ho mai sentito silente per tanto tempo di seguito, ma poi conquista tutti sfoderando dalla borsa un immancabile quaderno dei disegni. Più tardi i due artisti stringeranno sodolazio e promesse reciproche di spedirsi le rispettive opere. I ragazzi preparano la scaletta, poi si scende sottoterra dove si suona. Mi affidano il compito di fare delle riprese. Io cerco di ispirarmi al Live at Pompei dei Pink Floid, con quelle senquenze lente e lunghe che svivolano sulle linee degli strumenti, ma il Parchinson non aiuta. Sono diventati bravi i ragazzi, ancora di più. E si divertono un mondo a stare lì e pure la gente dall'altra parte.  In chiusura David mi dedica il pezzo che scrivemmo assieme, ah e per la cronaca mi ero sbagliato, mi ha citato nel bootleg. Non c'è stato molto tempo ma mi ha fatto piacere, davvero tanto, rivederti, vecio. 
    December 10

    Se guardo fuori la finestra e dentro i miei occhi

           
     
     
     
     
                UNA GIORNATA UGGIOSA
     
     

                 Sogno un cimitero di campagna e io là
                all'ombra di un ciliegio in fiore senza età
                per riposare un poco 2 o 300 anni
                giusto per capir di più e placar gli affanni.

                Sogno al mio risveglio di trovarti accanto
                intatta con le stesse mutandine rosa
                non più bandiera di un vivissimo tormento
                ma solo l'ornamento di una bella sposa.

                Ma che colore ha una giornata uggiosa?
                Ma che sapore ha una vita mal spesa?
                Ma che colore ha una giornata uggiosa?
                Ma che sapore ha una vita mal spesa?

                Sogno di abbracciare un amico vero
                che non voglia vendicarsi su di me di un suo momento amaro
                e gente giusta che rifiuti di esser preda
                di facili entusiasmi e ideologie alla moda.

                Ma che colore ha una giornata uggiosa?
                Ma che sapore ha una vita mal spesa?
                Ma che colore ha una giornata uggiosa?
                Ma che sapore ha una vita mal spesa?

                Ma che colore ha?
                Ma che colore ha?
                Ma che colore ha?

                Sogno il mio paese infine dignitoso - Ma che colore ha?
                e un fiume con i pesci vivi a un'ora dalla casa -
        Ma che colore ha?
                di non sognare la Nuovissima Zelanda - Ma che colore ha?
                Per fuggire via da te Brianza velenosa -

                Ma che colore ha? - Ma che colore ha?
                una giornata uggiosa?
                Ma che sapore ha - Ma che sapore ha?
                una vita mal spesa? Ma che colore ha?

                Ma che colore ha? - Ma che colore ha?
                una giornata uggiosa?
                Ma che sapore ha - Ma che sapore ha?
                una vita mal spesa? - Ma che colore ha?

                Ma che colore ha? - Ma che colore ha?
                Ma che sapore ha? - Ma che sapore ha?
                                  - Ma che colore ha?
                Ma che colore ha? - Ma che colore ha?
                Ma che sapore ha? - Ma che sapore ha?
     
     
     
    Oggi sono questa canzone.

     
    December 09

    After saturday night

     
     
     
     
     
     
    Questa città è tutta un deja vu.....
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    December 05

    Promemoria #2

     
     
     
     
     
    Da un foglio dimenticato in un baule:
     

    Io sono uno che ancora alle volte si sveglia, si guarda allo specchio e si meraviglia di avere un corpo e ancora di più una faccia e più specificatamente quella, e continuo a guardarmi e a pensare quanto questa faccia corrisponda veramente a quello che sono, se l’anima possa farsi strada attraverso i pori ed affiorare sulla pelle,come se potesse plasmare carni, legamenti ed ossa. E che faccia c’ho io? Bhe, al primo sguardo direi una faccia da scemo. Però alcuni giorni mi viene da dire bella, non sono il solo a dirlo eh?, ci sono alcune testimonianze, mamma a parte. Si, insomma una bella faccia da scemo. Io continuo a guardarla e ancora di più mi stupisco del fatto che esisto, mi meraviglio della vita, di questa specie di magia che ci scorre dentro e ci rende diversi dai sassi, dalle mura, dalla materia che compone il mondo e di cui pure noi siamo fatti. La vita. E’ una cosa immensa, ci pensate mai? E’ come un gioco, nel quale all’improvviso ci troviamo dentro. Nessuno sa le regole. Si possono imparare solo giocando. C’è chi impara in fretta, c’è chi non ci pensa alle regole e gioca e basta, e forse sono i migliori, c’è chi solo alla fine si rende conto che ha imparato le regole sbagliate, chi rimane a guardare. Io fino a poco fa pensavo di essere in panchina, giuro, pensavo di stare preparandomi, non mi ero reso conto di starci già in mezzo ed di avere già combinato dei casini pazzeschi. E’ come una musica. Pensa, tu  entri in un locale, magari vuoi solo farti una birra, o seguivi un bel culo, non so, forse hai sbagliato entrata, fatto sta che come metti un piede dentro ti mettono in mano uno strumento, uno strumento che tu non hai mai visto primo e mica c’hai idea di come si suona, ti tirano un po’ ed ecco che ti ritrovi su un palco, the frontman, l’orchestra ha già attaccato i primi accordi e tutti ti guardano, si aspettano qualcosa da te, tu vorresti spiegare tutto ed andartene, ma il proprietario ha una faccia cattiva e incazzata deve aver pagato in anticipo il musicista, e poi in fondo quando ti ricapita di stare su un palco con un pubblico che ti rivolge tutta la sua attenzione? Così incominci a suonare, e quello che viene viene... ma se ci prendi gusto…

    December 04

    Promemoria

     
     
    Dopo una notturna e solitaria visione di Angel-A i Luc Besson*
     
     
    Bisognerebbe innamorarsi di se stessi. Farsi sopraffare continuamente dalla meraviglia per il semplice fatto di esserci, il punto terminale della folle corse di un numero incalcolabile di atomi, persone e incredibili coincidenze. Fermarsi ed ascoltarsi fino a sentirisi scorrere il sangue nelle vene, ogni singola vena o arteria, e sentire l'ossigeno che dall'esterno diviene parte di sè. Sentirsi una scomessa vinta, un miracolo,un sole a mezzanotte. Ripassare il proprio volto e poi molto più sotto la pelle alla ricerca di bellezza e forza e gentilezza e armonia.  Scoprire di stralipare di queste cose. Imparare ad essere clementi e a lasciarsi vivere.
    Sentirsi pertanto degni.
    Di amarsi, di amare di lasciarsi amare.
     
     
     
     
    *Per chi volesse veder il film, devo avvisarvi, il finale riesce a distruggerne tutta la bellezza
     
    December 01

    Souvenir

     

    HPIM3054

     
     
     
     

    Forse ti meraviglierai, ma il ricordo più forte che porto con me è quello di due uomini –che chiamarli uomini forse è un esagerazione, quanto sarebbe riduttivo chiamarli ragazzi e allora diremo soltanto quei due là- allora dicevamo quei due là persi nella brughiera con un vento impietoso a prenderli a schiaffi in faccia, ma tuttavia un vento molto più gentile di quell’altro familiare che ti entra dentro fino alle ossa e ti marcisce piano piano, no, vento che è come un pungolo, che sveglia, che ti fa sentire terribilmente vivo e finito, finito capisci, costretto negli angusti spazi di un corpo costretto ad uno spazio ed ad un tempo, uno soltanto, ma come hai fatto tu a scegliere, con i suoi bisogni, le sue fughe, i suoi colpi in controtempo, la sua meschinità, la sua miseria, il suo fulgore per brevi fottuti attimi di perfetta armonia con il fluire del mondo.

    Quei due là, dicevo, svegli di freddo nella brughiera, che prima di giungere al ponte di legno sembra potersi stendere per millenni di giorni di cammino, potrebbe esplodere la guerra, scoppiare la bomba, i confini dell’universo erodersi fino a quegli alberi in fondo, e noi, pardon quei due là, non sentirebbero nulla, non si accorgerebbero di nulla, chissà forse questo pezzo di terra si è già staccato dal suolo… 

    Sì, senza dubbio esagero, ma mi piace esagerare in questo momento. Sarà la notte che dilata i confini, sarà che quel quarto d’ora a piedi non ci ha mai visto lucidi, sarà l’overdose di pink floid…. Sarà…

    “Cosa ci faccio qui?” E’ la tua domanda fratello, ma permettimi di farla anche un po’ mia. E’ così assurdo farsi -quanti chilometri?- per scoccare di nuovo insieme il boccale di fedele Weiss e darsi pacche sulle spalle, guardarsi in faccia e capire.

    “Hai rotto il muro, ora sei dall’altra parte.”

    “E’ da quando avevo quattordici anni che lo dicevo, ed ora l’ho fatto.”

    E io mi sento un po’ strano a dirti queste cose e a fingere di non capire che cosa significhino realmente. No, non è solo la barriera dell’isolamento linguistico ad essere caduta, e non ci guadagnerai solo un inglese migliore di quelli che studiano lingue. Ma con te si può fare questo gioco, buttare là qualche frase, tra milioni di cazzate, e andare avanti come se poi non fosse un argomento così importante. Per non scavare troppo, per essere per una volta clementi con noi stessi. Perché cinque giorni son pochi e non cerchiamo pesantezze.

    E’ un pensiero meschino e crudele il mio. La tua felicità ti porterà lontano. E un giorno non avrò più il fisico da voli low cost e i ritagli di vita per la VITA vera si faranno sempre più scarsi. Perché te lo leggo chiaro negli occhi. Tu non tornerai. Farai di tutto per non tornare. E se tornerai sarà una sconfitta e io voglio invece che tu brilli con i tuoi diamanti pazzi. Scappa fratello, scappa dalla città che uccide. Hai bisogno di aria e terra pulite per spingere radici fino al cuore pulsante del mondo e stendere rami fino alla volta del cielo dove rotolano i pianeti. Vorrei solo potessi portare con te i pezzi più cari del tuo mondo, ma questa ho paura sia utopia o quantomeno bella ma ingannevole poesia new age  alla Bach.

    Cristo, hai quasi fatto venire pure a me voglia di partire. Come diceva Pessoa? “Io sono quello che vuole sempre partire e resta, resta, resta sempre. E anche quando parte, resta sempre.” E che io ho perso un po’ la strada. Non lo so proprio dove voglio arrivare. Non ce l’ho una mia terra promessa. E intanto che penso e che decido, sto fermo sul ciglio della via e lascio che a decidere per me sia il destino. Ho paura che il mio muro si stia facendo sempre più alto. Ma deve proprio essere così alto?

    Lo so, anche per te è difficile, la solitudine, l’incertezza che ci stringe un po’ tutti quanti, ma ti ringrazio per avermi concesso di non parlare troppo…

     

    …e allora cinque giorni dazed and confused, e seguire gli inglesi nei loro giri di birra “Ehy guy, two foster for you!” poveri noi e poor Toby!, un tuffo nella Londra cattiva a Camden Town e poi a riprendersi a Covent Garden, e Live at Pompei e poor James caduto dal letto sopraffatto dalla psichedelia, e bere birra bianca e pensare alle fughe degli altri amici ed aver voglia di chiamarli, e andare a sentire un concerto al pub dell’università, e perdersi nella campagna inglese con dieci buste della spesa e un carrello trafugato, e aver speso una fortuna in chicken wings e carne umana, e scandalose partite a biliardo nei pubs in legno sempre dell’università, e Marx e l’architettura inglese, e le case in mattoni e marzapane e lo stupore per un paese normale dove le cose funzionano e dover smontare la tua camera per dormire e  sentirsi vecchi in mezzo a quei ragazzini e insieme ancora molto quindicenni…

     

    “Cosa ci faccio qui?”

    November 18

    Cronache di vita mondana

     
     
     
     
    Fantastica serata ieri all'Iroko. Prima incantati dall'incantevole Denise, come una bambolina musicale uscita dallo schiaccianoci con le sue guance rosse, una minifisarmonica al collo e un piccolo xilofono davanti agli occhi, ci regala incentevoli atmosfere nordiche ed avvolgenti. Peccato che finisca la serata imbronciata per tutti i problemi tecnici. Tra parentesi mi accusa anche di portarle un po' sfiga in effetti tutte e due le volte che sono andato ad acoltarla la sfortuna si è accanita sul suo gruppo; farò un'altro tentativo, se va male desisterò per il loro bene e mi accontenterò di ascoltarli in CD. Da notare l'exploit del Pappacoda che rivela un insospettabile talento alla batteria.
    Poi la serata entra nel vivo con l'esibizione di Lara Martelli, per me una grandissima scoperta. Un vero animale da palcoscenico, grande presenza scenica, occhi sbarrati e devastanti, sorriso abbagliante a 34 denti e una voce semplicemente da paura. Degna di nota la calca sotto il palco di tutti i maschi presenti in sala ognuno convinto che Lara stesse ammicando proprio con lui. Mi dispice deluderli ma in realtà stava ammiccando solo con me e in una mia pausa rum chiede dove sia finito quel ragazzo con la cravatta viola che la faceva sentire tranquilla. Grande cravatta.
     
    Sul piano sociale la serata sembrava iniziata male. Ma dopo l'iniziale buca del Pittore è provvidenziale l'inaspettato incontro col Pianista, in sopralluogo con la sua band per studiare come neatralizzare la terrificante acustica del locale in prospettiva della notte di natale in cui apriranno il concerto dei A Toys Orchestra (accorrete numerosi!!!), ma in loco soprattutto per godersi la grazie di Lara. Si progetta di rapire la cantante e la tastiera suonata dal sosia di Francesco Renga. O in alternativa di propoprsi come grupies. Progetto dimenticato al quarto rum.
    Non sono disponibili foto dell'evento per esplicita presa di posizione dello scrivente che quando va a i concerti vuole concentrarsi e farsi rapire dalla musica e non cercare le migliori inquadrature con cui immortalre l'evento. Ma per fortuna, c'è chi ha provveduto e a breve spero di pubblicarle.
     
    Finale di serata surreale con simpatica rimpatriata con ex ragazza ed ex migliore amico e migliori amiche della ex ragazza. Mi viene in mente una frase di Marquez "... scriverei il mio odio sul ghiaccio ed attenderei che si sciolga al sole...". Il tempo lava via il rancore ed è bello parlare e riscoprirsi. La fiducia però, quella è un'altra storia.
     
    Al sesto rum lo scrivente barcollando abbandona la scena.
     
    November 15

    L'hanno detto meglio di me #2

     
     
     

    legend1900

     

    Tutta quella città...non se ne vedeva la fine...../
    La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine?/
    E il rumore/
    Su quella maledettissima scaletta...era molto bello, tutto...e io ero grande con quel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi, era garantito che sarei sceso, non c’era problema/
    Col mio cappello blu/
    Primo gradino, secondo gradino, terzo gradino /

    Primo gradino, secondo gradino, terzo gradino /

    Primo gradino, secondo /
    Non è quel che vidi che mi fermò/
    E’ quel che non vidi/
    Puoi capirlo, fratello?, è quel che non vidi....lo cercai ma non c’era, in tutta quella sterminata città c’era tutto tranne/
    C’era tutto/
    Ma non c’era una fine. Quel che vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo./
    Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare. Loro sono 88. Tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere. Ma se tu/

    Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me /
    Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi/
    Milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai e questa è la vera verità, che non finiscono mai e quella tastiera è infinita/
    Se quella tastiera è infinita allora/

    Su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare. Ti sei seduto su un seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio/
    Cristo, ma le vedevi le strade?/
    Anche solo le strade, ce n’era a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una/
    A scegliere una donna/
    Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di
    morire/
    Tutto quel mondo/
    Quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce/
    E quanto ce n’è/
    Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell’enormità, solo a pensarla? A viverla.../
    Io sono nato su questa nave. E qui il mondo passava, ma a duemila persone per volta. E di desideri ce n’erano anche qui, ma non più di quelli che ci potevano stare tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità, su una tastiera che non era infinita.

    Io ho imparato così. La terra, quella è una nave troppo grande per me. E’ un viaggio troppo lungo. E’ una donna troppo bella. E’ un profumo troppo forte. E’ una musica che non so suonare. Perdonatemi. Ma io non scenderò.

     

    Tratto da Novecento di Alessandro Baricco

    November 13

    L'hanno detto meglio di me...


     

    portogallo-spagna 2006 090 

     


    Goditi potenza e bellezza della tua gioventù.

    Non ci pensare. Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite. Ma credimi tra vent'anni guarderai quelle tue vecchie foto. E in un modo che non puoi immaginare adesso. Quante possibilità avevi di fronte e che aspetto magnifico avevi! Non eri per niente grasso come ti sembrava.
    Non preoccuparti del futuro. Oppure preoccupati , ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un'equazione algebrica. I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non t'erano mai passate per la mente. Di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.
    Fa' una cosa, ogni giorno che sei spaventato. Canta. Non esser crudele col cuore degli altri. Non tollerare la gente che è crudele col tuo.
    Lavati i denti. Non perder tempo con l'invidia. A volte sei in testa. A volte resti indietro. La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso.
    Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti. Se ci riesci veramente dimmi come si fa.
    Conserva tutte le vecchie lettere d'amore, butta i vecchi estratti conto. Rilassati.
    Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita. Le persone più interessanti che conosco, a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita. I quarantenni più interessanti che cono sco ancora non lo sanno.
    Prendi molto calcio. Sii gentile con le tue ginocchia, quando saranno partite ti mancheranno.
    Forse ti sposerai o forse no. Forse avrai figli o forse no. Forse divorzierai a quarant'anni. Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio. Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche. Le tue scelte sono scommesse. Come quelle di chiunque altro.
    Goditi il tuo corpo. Usalo in tutti i modi che puoi. Senza paura e senza temere quel che pensa la gente. E' il più grande strumento che potrai mai avere. Balla. Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.
    Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai. Non leggere le riviste di bellezza. Ti faranno solo sentire orrendo.
    Cerca di conoscere i tuoi genitori. Non puoi sapere quando se ne andranno per sempre. Tratta bene i tuoi fratelli. Sono il migliore legame con il passato e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro. Renditi conto che gli amici vanno e vengono. Ma alcuni, i più preziosi, rimarranno. Datti da fare per colmare le distanze geografiche e di stili di vita, perche più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.
    Vivi a New York per un po', ma lasciala prima che ti indurisca. Vivi anche in California per un po', ma lasciala prima che ti rammollisca.
    Non fare pasticci coi capelli, se no quando avrai quarant'anni sembreranno di un ottantacinquenne.
    Sii cauto nell'accettare consigli, mal sii paziente con chi li dispensa. I consigli sono una forma di nostalgia. Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quel che valga. Ma accetta il consiglio... per questa volta.


    Tratto da "The Big Kahuna", 1999, regia J. Swanbeck
     
     
     

    November 10

    Patchinko segnala

     
     
    A tutti i salernitani e limitrofi in ascolto. Martedi 13, ore 18.30, presso il chietro del convento dellImmacolata a Piazza San Francesco incontro con Padre Alex Zanottelli per discutere dell'acqua come bene comune, in sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per impedire che l'acqua venga privatizzata. Accorrete.
     
    Come dicceva Troisi? Il napoletano sta sempre con l'acqua alla gola. Non l'avesse mai detto gli hanno tolto anche quella.
    November 09

    Enzo ciao.

     
    Partigiano, giornalista, uomo libero.
     
     
     
     
    Quando se ne va gente così, che ha attraversato la Storia senza mai sottrarsi alle chiamate e alle responsabilità che essa ci pone e che per di più è riuscita a farlo conservando la propria integrità e dignità, rimanendo umana, permeata di una umiltà che può derivare solo dall'aver compreso l'essenziale, l'amore per l'uomo e per la vita, bhé, non posso fare a meno di sentirmi uno stronzetto piccolo piccolo, perso in problemi inutili.
     
    Prendiamo esempio, fratelli e stiamo pronti, ci aspettano tempi buii. La Storia ora chiama noi.
     
     
    January 17

    Scontri di civiltà

     
     
     
     
     
    Avevo scritto questo post qualche giorno fa, ma poi mi ero autocensurato. Ma il destino ha voluto che alla cena di compleanno di Laura mi intrattenessi col Dott. Angelo e il Dott. Paolo proprio su questi argomenti. Così mi sembra doveroso (dopo le opportune correzioni) proporvelo.
     
     
    Chavez riceve Ahmadinejad a Caracas. L'accoglienza è entusiasta. Entrambi si definiscono fratelli, rivoluzionari e campioni della lotta contro l'imperialismo. Chavez è il leader dell'estrema sinistra al potere in Venenzuela. Ha già fatto discutere per la sua devozione al leadr maximo Fidel Castro. La sinistra è al potere in molti stati del sud america. In  Bolivia c'è Morales, un indio, in Brasile Lula, un ex-operaio cresciuto nelle bidonville, penso di scordarmi qualche altro, comunque questi leader anche se non hanno amicizie poco raccomandabili come Chavez, condividono un forte antiimperialismo anti USA. Lo scontro di civiltà forse è più reale di quanto si pensi, ma non ha molto a che fare con le crociate, lo scontro riguarda il grasso e opulento Nord del mondo contro il Sud tenuto alla fame. Una rete sempre più stretta di alleanze si sta stringendo tra le ex-colonie, i paesi sfruttati, un tempo paradiso delle multinazionali e dei governi fantoccio della Cia. Pur rappresentando realtà estramamente diverse sono tutte accumunate dal desiderio di abbattere, ocomunque contrastare, un nemico comune, gli Usa, o forse tutti i paesi occidentali. Può sembrare incredibile, ma in fondo è logico. Per quanto tempo pensavamo che avremo potuto tenere in uno stato di inferiorità la maggiorparte della popolazione mondiale? Loro ci osservano delle tv e dai satelliti, vedono la nostra abbondanza, i nosti eccessi e i nostri sprechi, ed non si dovuti sfozare molto di capire che il nostro stile di vita si basa sulla loro povertà. Perchè le risorse sono limitate, ed averne di più da una parte significa toglierle dall'altra. Ora alcuni paesi, non tutti, hanno incominciato ad alzare la testa. 
     
    Ora però non vorrei che pensaste che vedo la questione in termini manicheisti, da una parte il bene, rappresentato dai paesi del sud del mondo e dall'altra il male, gli Stati Uniti, il capitalismo, l'occidente. Noi le nostre colpe le abbiamo e sono evidenti. In gran parte del mondo colonizzato prima dell'arrivo degli europei c'era la povertà, noi gli abbiamo fatto conoscere la miseria. Abbiamo smantellato le loro economie di susstistenza per imporre il nostro sistema dove 'intera ricchezza prodotta defluiva nelle nostre banche e in piccola parte rimaneva sul posto nelle mani di qualche capetto locale. Come output gli abbiamo lasciato salari insuffcienti a sfamare una famiglia, regimi autoritari, disoccupazione, catastrofi ambientali, soprusi e arbitri di ogni genere. Tutto ciò che cercavamo di eliminare dalle nostre belle società lo abbiamo scaricato sulle loro.
    Se noi siamo i cattivi loro però non sono i buoni. Il leggittimo desiderio di rivalsa delle popolazioni viene molto spesso strumentalizzato da elite politiche intenzionate ad accentrare su di esse il potere. Inoltre non possiamo pretendere che dopo aver imposto con la violenza delle armi le nostre regole al resto del mondo ora questi reagisca in maniera, come dire, politically correct. Non sarà uno scontro politico sugli ideali, i valori alla ricerca di nuovi modi di intendere l'economia e i diritti. Non sarà la ricerca di altri mondi possibili. Una volta parlando con Gino Strada mi disse che un altro mondo non era possibile era necessario. Forse è già troppo tardi. Sarà una guerra combattutta con la pancia, brutalmente. Tremo all'idea di un Iran con l'atomica. Ma del resto l'hanno già la Cina, il Pakistan, la Russia dello Zar Putin e molti altri di cui non mi sovviene, esclusi ovviamente Usa, Israele e Francia.
     
    Gli States sono il nuovo impero, noi le sue province. Cina, Russia e India sono integrati nel nostro sistema economico, competono con noi e forse prenderanno il controllo dell'economia mondiale. Il mondo arabo e l'islam insorgono, l'america latina insorge, l'africa non esiste. Politicamente ed economicamente il suo peso è zero. La produzione non riesce ad organizzarsi, la sua popolazione è moltitudine senza rappresentanza. Sembra non riuscire a riprendersi dalle ferite mortali che la dominazione coloniale le ha inferto. Ma quando ruandesi e ugandesi smetteranno di scannarsi tra di loro, probabilmente anche loro rivolgeranno il loro sguardo verso di noi. E saremo circondati.
     
     
    January 11

    Io e Dio

     
     
      
     
     
     
      
    Non sono per nulla religioso,
    ma sono fortemente credente.
    Soprattutto credo
    che l'immensità dello spirito
    che ci comprende
    non possa racchiudersi
    negli angusti spazi del dogma.