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    December 29

    Canti di Natale #2

     
     
    In viaggio per le nostre rituali visite ai templi del consumo scopro che a mio padre piacciono "Ovunque proteggi" di Capossella e addirittura "Manifesto" della Bandabardò. Certo apprezzapiù le melodie che i testi e certo non sospetta che si tratti in entrambi i casi di debosciati comunisti fricchettoni e noi non glielo faremo sapere. Tutto ciò comunque dimostra che chiunque può sviluppare un certo gusto musicale se adeguatamente educato ed esposto agli opportuni stimoli.
    December 26

    Come è fragile la vita (live in Cava)

     
     

     
    Il Pittore siede al mio fianco sotto lo stupefacente effetto di sostanze verdognole e dal sapore amaro, mentre la macchina scivola per i tornanti a farsi inghiottire dalle montage che sfidano il mare. Il Pittore è particolarmente cialrielo stanotte, più del solito, condizione che sovente gli causa il biasimo dei compari. Ma a me non dispiace affatto. Sarà perchè il suo flusso ininterrotto riempie i miei silenzi che ultimamente si sono fatti più lunghi e pesanti. E badi bene, non sono di quei silenzi del tipo che non c'è bisogno di parole, sono proprio di quei silenzi di quando non si ha proprio niente da dire perchè ci si sente vuoti e inutili dentro. Del resto diceva Nietsche che una buona conversazione nasce dall'incontro tra uno che ha qualcosa da dire e uno che ha voglia di ascoltare. E poi mi piace avere il Pittore al mio fianco. Sono pochi quelli che nella fattanza riescono ad essere così performanti. I più di solito si producono in discorsi sconclusionati, disarticolati, o in un susseguirsi di cazzate, il buon vecchio invece esordisce con un monologo sulla divisione regolare del piano di Hascher, un caleidoscopio visionario di geometrie impossibili e prospettiva distorte. Mi piace la passione di quest'uomo, la sua sete infantile, primordiale di bellezza. Mi pare di ricordare che qualcosa di simile una volta dimorasse anche in me.
    La macchina scivola e scivola veloce, Cava ci accoglie e dolcemente atterriamo davanti a San Francesco. Sembra bella Cava stanotte, per niente tossica come sono soliti descriverla alcuni dei suoi abitanti, ma forse dipende solo dal fatto che siamo forestieri e lo sguardo del forestiero ricopre le cose su cui si posa della magia dell'incanto e della meraviglia. E per fortuna io sarò un forestiero ovunque. E per sempre. Questa forse è la mia salvezza.
    Arrivati al locale una figura zingaresca cattura la mia attenzione, lunghi capelli e barba neri come una notte senza stelle, pendagli alle orecchie, sguardo torvo e profondo. "Che personaggio penso" e ci scrutiamo per qulache secondo finchè una voce appena fuori campo esclama "Nicola!!!! Vacca d'un boia a momenti non ti riconoscevo!!!" Ecco, la voce appena fuori campo è quella di David, il mio amico pittore, musicista cantante, scrittore e nel tempo libero tecnico odontoiatrico. La barba nera chestavo scrutando era quella del di lui fratello, Lele, e in effetti noi ci stavamo guardando da un po' senza riconoscerci. Che strano sentire riecheggiare la antica parlata della bassa, c'è un eccitato stupore nel ritrovarsi lì dopo tanto tempo e al tempo stesso una naturalezza dell'incontrarsi come se non ci fossero fili da riannodare perchè non si sono mai spezzati. Da un primo giro di commenti emerge che a) mi sono fatto uomo, b) sono ingrassato, c) David è sempre uguale ma si sente invecchiato, d) Lele ha avuto una magnifica bambina, e) G (asssente ma presente) ha come al solito tanta voglia di figa e purtroppo non sarà dei nostri stasera. Loro stasera sono veramnte forestieri, e sono entusiasti, sono conquistati, avvinti dal Sud. I loro sorrisi mi scaldano. Il Pittore incredibilmente tace, e vi giuro che non l'ho mai sentito silente per tanto tempo di seguito, ma poi conquista tutti sfoderando dalla borsa un immancabile quaderno dei disegni. Più tardi i due artisti stringeranno sodolazio e promesse reciproche di spedirsi le rispettive opere. I ragazzi preparano la scaletta, poi si scende sottoterra dove si suona. Mi affidano il compito di fare delle riprese. Io cerco di ispirarmi al Live at Pompei dei Pink Floid, con quelle senquenze lente e lunghe che svivolano sulle linee degli strumenti, ma il Parchinson non aiuta. Sono diventati bravi i ragazzi, ancora di più. E si divertono un mondo a stare lì e pure la gente dall'altra parte.  In chiusura David mi dedica il pezzo che scrivemmo assieme, ah e per la cronaca mi ero sbagliato, mi ha citato nel bootleg. Non c'è stato molto tempo ma mi ha fatto piacere, davvero tanto, rivederti, vecio. 
    December 10

    Se guardo fuori la finestra e dentro i miei occhi

           
     
     
     
     
                UNA GIORNATA UGGIOSA
     
     

                 Sogno un cimitero di campagna e io là
                all'ombra di un ciliegio in fiore senza età
                per riposare un poco 2 o 300 anni
                giusto per capir di più e placar gli affanni.

                Sogno al mio risveglio di trovarti accanto
                intatta con le stesse mutandine rosa
                non più bandiera di un vivissimo tormento
                ma solo l'ornamento di una bella sposa.

                Ma che colore ha una giornata uggiosa?
                Ma che sapore ha una vita mal spesa?
                Ma che colore ha una giornata uggiosa?
                Ma che sapore ha una vita mal spesa?

                Sogno di abbracciare un amico vero
                che non voglia vendicarsi su di me di un suo momento amaro
                e gente giusta che rifiuti di esser preda
                di facili entusiasmi e ideologie alla moda.

                Ma che colore ha una giornata uggiosa?
                Ma che sapore ha una vita mal spesa?
                Ma che colore ha una giornata uggiosa?
                Ma che sapore ha una vita mal spesa?

                Ma che colore ha?
                Ma che colore ha?
                Ma che colore ha?

                Sogno il mio paese infine dignitoso - Ma che colore ha?
                e un fiume con i pesci vivi a un'ora dalla casa -
        Ma che colore ha?
                di non sognare la Nuovissima Zelanda - Ma che colore ha?
                Per fuggire via da te Brianza velenosa -

                Ma che colore ha? - Ma che colore ha?
                una giornata uggiosa?
                Ma che sapore ha - Ma che sapore ha?
                una vita mal spesa? Ma che colore ha?

                Ma che colore ha? - Ma che colore ha?
                una giornata uggiosa?
                Ma che sapore ha - Ma che sapore ha?
                una vita mal spesa? - Ma che colore ha?

                Ma che colore ha? - Ma che colore ha?
                Ma che sapore ha? - Ma che sapore ha?
                                  - Ma che colore ha?
                Ma che colore ha? - Ma che colore ha?
                Ma che sapore ha? - Ma che sapore ha?
     
     
     
    Oggi sono questa canzone.

     
    December 09

    After saturday night

     
     
     
     
     
     
    Questa città è tutta un deja vu.....
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    December 05

    Promemoria #2

     
     
     
     
     
    Da un foglio dimenticato in un baule:
     

    Io sono uno che ancora alle volte si sveglia, si guarda allo specchio e si meraviglia di avere un corpo e ancora di più una faccia e più specificatamente quella, e continuo a guardarmi e a pensare quanto questa faccia corrisponda veramente a quello che sono, se l’anima possa farsi strada attraverso i pori ed affiorare sulla pelle,come se potesse plasmare carni, legamenti ed ossa. E che faccia c’ho io? Bhe, al primo sguardo direi una faccia da scemo. Però alcuni giorni mi viene da dire bella, non sono il solo a dirlo eh?, ci sono alcune testimonianze, mamma a parte. Si, insomma una bella faccia da scemo. Io continuo a guardarla e ancora di più mi stupisco del fatto che esisto, mi meraviglio della vita, di questa specie di magia che ci scorre dentro e ci rende diversi dai sassi, dalle mura, dalla materia che compone il mondo e di cui pure noi siamo fatti. La vita. E’ una cosa immensa, ci pensate mai? E’ come un gioco, nel quale all’improvviso ci troviamo dentro. Nessuno sa le regole. Si possono imparare solo giocando. C’è chi impara in fretta, c’è chi non ci pensa alle regole e gioca e basta, e forse sono i migliori, c’è chi solo alla fine si rende conto che ha imparato le regole sbagliate, chi rimane a guardare. Io fino a poco fa pensavo di essere in panchina, giuro, pensavo di stare preparandomi, non mi ero reso conto di starci già in mezzo ed di avere già combinato dei casini pazzeschi. E’ come una musica. Pensa, tu  entri in un locale, magari vuoi solo farti una birra, o seguivi un bel culo, non so, forse hai sbagliato entrata, fatto sta che come metti un piede dentro ti mettono in mano uno strumento, uno strumento che tu non hai mai visto primo e mica c’hai idea di come si suona, ti tirano un po’ ed ecco che ti ritrovi su un palco, the frontman, l’orchestra ha già attaccato i primi accordi e tutti ti guardano, si aspettano qualcosa da te, tu vorresti spiegare tutto ed andartene, ma il proprietario ha una faccia cattiva e incazzata deve aver pagato in anticipo il musicista, e poi in fondo quando ti ricapita di stare su un palco con un pubblico che ti rivolge tutta la sua attenzione? Così incominci a suonare, e quello che viene viene... ma se ci prendi gusto…

    December 04

    Promemoria

     
     
    Dopo una notturna e solitaria visione di Angel-A i Luc Besson*
     
     
    Bisognerebbe innamorarsi di se stessi. Farsi sopraffare continuamente dalla meraviglia per il semplice fatto di esserci, il punto terminale della folle corse di un numero incalcolabile di atomi, persone e incredibili coincidenze. Fermarsi ed ascoltarsi fino a sentirisi scorrere il sangue nelle vene, ogni singola vena o arteria, e sentire l'ossigeno che dall'esterno diviene parte di sè. Sentirsi una scomessa vinta, un miracolo,un sole a mezzanotte. Ripassare il proprio volto e poi molto più sotto la pelle alla ricerca di bellezza e forza e gentilezza e armonia.  Scoprire di stralipare di queste cose. Imparare ad essere clementi e a lasciarsi vivere.
    Sentirsi pertanto degni.
    Di amarsi, di amare di lasciarsi amare.
     
     
     
     
    *Per chi volesse veder il film, devo avvisarvi, il finale riesce a distruggerne tutta la bellezza
     
    December 01

    Souvenir

     

    HPIM3054

     
     
     
     

    Forse ti meraviglierai, ma il ricordo più forte che porto con me è quello di due uomini –che chiamarli uomini forse è un esagerazione, quanto sarebbe riduttivo chiamarli ragazzi e allora diremo soltanto quei due là- allora dicevamo quei due là persi nella brughiera con un vento impietoso a prenderli a schiaffi in faccia, ma tuttavia un vento molto più gentile di quell’altro familiare che ti entra dentro fino alle ossa e ti marcisce piano piano, no, vento che è come un pungolo, che sveglia, che ti fa sentire terribilmente vivo e finito, finito capisci, costretto negli angusti spazi di un corpo costretto ad uno spazio ed ad un tempo, uno soltanto, ma come hai fatto tu a scegliere, con i suoi bisogni, le sue fughe, i suoi colpi in controtempo, la sua meschinità, la sua miseria, il suo fulgore per brevi fottuti attimi di perfetta armonia con il fluire del mondo.

    Quei due là, dicevo, svegli di freddo nella brughiera, che prima di giungere al ponte di legno sembra potersi stendere per millenni di giorni di cammino, potrebbe esplodere la guerra, scoppiare la bomba, i confini dell’universo erodersi fino a quegli alberi in fondo, e noi, pardon quei due là, non sentirebbero nulla, non si accorgerebbero di nulla, chissà forse questo pezzo di terra si è già staccato dal suolo… 

    Sì, senza dubbio esagero, ma mi piace esagerare in questo momento. Sarà la notte che dilata i confini, sarà che quel quarto d’ora a piedi non ci ha mai visto lucidi, sarà l’overdose di pink floid…. Sarà…

    “Cosa ci faccio qui?” E’ la tua domanda fratello, ma permettimi di farla anche un po’ mia. E’ così assurdo farsi -quanti chilometri?- per scoccare di nuovo insieme il boccale di fedele Weiss e darsi pacche sulle spalle, guardarsi in faccia e capire.

    “Hai rotto il muro, ora sei dall’altra parte.”

    “E’ da quando avevo quattordici anni che lo dicevo, ed ora l’ho fatto.”

    E io mi sento un po’ strano a dirti queste cose e a fingere di non capire che cosa significhino realmente. No, non è solo la barriera dell’isolamento linguistico ad essere caduta, e non ci guadagnerai solo un inglese migliore di quelli che studiano lingue. Ma con te si può fare questo gioco, buttare là qualche frase, tra milioni di cazzate, e andare avanti come se poi non fosse un argomento così importante. Per non scavare troppo, per essere per una volta clementi con noi stessi. Perché cinque giorni son pochi e non cerchiamo pesantezze.

    E’ un pensiero meschino e crudele il mio. La tua felicità ti porterà lontano. E un giorno non avrò più il fisico da voli low cost e i ritagli di vita per la VITA vera si faranno sempre più scarsi. Perché te lo leggo chiaro negli occhi. Tu non tornerai. Farai di tutto per non tornare. E se tornerai sarà una sconfitta e io voglio invece che tu brilli con i tuoi diamanti pazzi. Scappa fratello, scappa dalla città che uccide. Hai bisogno di aria e terra pulite per spingere radici fino al cuore pulsante del mondo e stendere rami fino alla volta del cielo dove rotolano i pianeti. Vorrei solo potessi portare con te i pezzi più cari del tuo mondo, ma questa ho paura sia utopia o quantomeno bella ma ingannevole poesia new age  alla Bach.

    Cristo, hai quasi fatto venire pure a me voglia di partire. Come diceva Pessoa? “Io sono quello che vuole sempre partire e resta, resta, resta sempre. E anche quando parte, resta sempre.” E che io ho perso un po’ la strada. Non lo so proprio dove voglio arrivare. Non ce l’ho una mia terra promessa. E intanto che penso e che decido, sto fermo sul ciglio della via e lascio che a decidere per me sia il destino. Ho paura che il mio muro si stia facendo sempre più alto. Ma deve proprio essere così alto?

    Lo so, anche per te è difficile, la solitudine, l’incertezza che ci stringe un po’ tutti quanti, ma ti ringrazio per avermi concesso di non parlare troppo…

     

    …e allora cinque giorni dazed and confused, e seguire gli inglesi nei loro giri di birra “Ehy guy, two foster for you!” poveri noi e poor Toby!, un tuffo nella Londra cattiva a Camden Town e poi a riprendersi a Covent Garden, e Live at Pompei e poor James caduto dal letto sopraffatto dalla psichedelia, e bere birra bianca e pensare alle fughe degli altri amici ed aver voglia di chiamarli, e andare a sentire un concerto al pub dell’università, e perdersi nella campagna inglese con dieci buste della spesa e un carrello trafugato, e aver speso una fortuna in chicken wings e carne umana, e scandalose partite a biliardo nei pubs in legno sempre dell’università, e Marx e l’architettura inglese, e le case in mattoni e marzapane e lo stupore per un paese normale dove le cose funzionano e dover smontare la tua camera per dormire e  sentirsi vecchi in mezzo a quei ragazzini e insieme ancora molto quindicenni…

     

    “Cosa ci faccio qui?”