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January 17 Scontri di civiltà![]() Avevo scritto questo post qualche giorno fa, ma poi mi ero autocensurato. Ma il destino ha voluto che alla cena di compleanno di Laura mi intrattenessi col Dott. Angelo e il Dott. Paolo proprio su questi argomenti. Così mi sembra doveroso (dopo le opportune correzioni) proporvelo.
Chavez riceve Ahmadinejad a Caracas. L'accoglienza è entusiasta. Entrambi si definiscono fratelli, rivoluzionari e campioni della lotta contro l'imperialismo. Chavez è il leader dell'estrema sinistra al potere in Venenzuela. Ha già fatto discutere per la sua devozione al leadr maximo Fidel Castro. La sinistra è al potere in molti stati del sud america. In Bolivia c'è Morales, un indio, in Brasile Lula, un ex-operaio cresciuto nelle bidonville, penso di scordarmi qualche altro, comunque questi leader anche se non hanno amicizie poco raccomandabili come Chavez, condividono un forte antiimperialismo anti USA. Lo scontro di civiltà forse è più reale di quanto si pensi, ma non ha molto a che fare con le crociate, lo scontro riguarda il grasso e opulento Nord del mondo contro il Sud tenuto alla fame. Una rete sempre più stretta di alleanze si sta stringendo tra le ex-colonie, i paesi sfruttati, un tempo paradiso delle multinazionali e dei governi fantoccio della Cia. Pur rappresentando realtà estramamente diverse sono tutte accumunate dal desiderio di abbattere, ocomunque contrastare, un nemico comune, gli Usa, o forse tutti i paesi occidentali. Può sembrare incredibile, ma in fondo è logico. Per quanto tempo pensavamo che avremo potuto tenere in uno stato di inferiorità la maggiorparte della popolazione mondiale? Loro ci osservano delle tv e dai satelliti, vedono la nostra abbondanza, i nosti eccessi e i nostri sprechi, ed non si dovuti sfozare molto di capire che il nostro stile di vita si basa sulla loro povertà. Perchè le risorse sono limitate, ed averne di più da una parte significa toglierle dall'altra. Ora alcuni paesi, non tutti, hanno incominciato ad alzare la testa.
Ora però non vorrei che pensaste che vedo la questione in termini manicheisti, da una parte il bene, rappresentato dai paesi del sud del mondo e dall'altra il male, gli Stati Uniti, il capitalismo, l'occidente. Noi le nostre colpe le abbiamo e sono evidenti. In gran parte del mondo colonizzato prima dell'arrivo degli europei c'era la povertà, noi gli abbiamo fatto conoscere la miseria. Abbiamo smantellato le loro economie di susstistenza per imporre il nostro sistema dove 'intera ricchezza prodotta defluiva nelle nostre banche e in piccola parte rimaneva sul posto nelle mani di qualche capetto locale. Come output gli abbiamo lasciato salari insuffcienti a sfamare una famiglia, regimi autoritari, disoccupazione, catastrofi ambientali, soprusi e arbitri di ogni genere. Tutto ciò che cercavamo di eliminare dalle nostre belle società lo abbiamo scaricato sulle loro.
Se noi siamo i cattivi loro però non sono i buoni. Il leggittimo desiderio di rivalsa delle popolazioni viene molto spesso strumentalizzato da elite politiche intenzionate ad accentrare su di esse il potere. Inoltre non possiamo pretendere che dopo aver imposto con la violenza delle armi le nostre regole al resto del mondo ora questi reagisca in maniera, come dire, politically correct. Non sarà uno scontro politico sugli ideali, i valori alla ricerca di nuovi modi di intendere l'economia e i diritti. Non sarà la ricerca di altri mondi possibili. Una volta parlando con Gino Strada mi disse che un altro mondo non era possibile era necessario. Forse è già troppo tardi. Sarà una guerra combattutta con la pancia, brutalmente. Tremo all'idea di un Iran con l'atomica. Ma del resto l'hanno già la Cina, il Pakistan, la Russia dello Zar Putin e molti altri di cui non mi sovviene, esclusi ovviamente Usa, Israele e Francia.
Gli States sono il nuovo impero, noi le sue province. Cina, Russia e India sono integrati nel nostro sistema economico, competono con noi e forse prenderanno il controllo dell'economia mondiale. Il mondo arabo e l'islam insorgono, l'america latina insorge, l'africa non esiste. Politicamente ed economicamente il suo peso è zero. La produzione non riesce ad organizzarsi, la sua popolazione è moltitudine senza rappresentanza. Sembra non riuscire a riprendersi dalle ferite mortali che la dominazione coloniale le ha inferto. Ma quando ruandesi e ugandesi smetteranno di scannarsi tra di loro, probabilmente anche loro rivolgeranno il loro sguardo verso di noi. E saremo circondati.
January 11 Io e Dio
Non sono per nulla religioso,
ma sono fortemente credente.
Soprattutto credo
che l'immensità dello spirito
che ci comprende
non possa racchiudersi
negli angusti spazi del dogma. January 07 Morte al tiranno!!!![]() Premetto, sarò contraddittorio e incoerente.
Sono sempre stato contrario alla pena di morte, ho partecipato a diverse campagne, ho speso intere notti a far capire a i miei amici più reazionari i principi de Dei delitti e delle pene.
Eppure la morte di Saddham non mi indigna, anzi mi dà una certa soddisfazione. Come me la dà pensare a Mussulini appeso a piazzale Loreto. O a i gerarchi nazisti impiccati a Norimerga. E i cileni in piazza a festeggiare la morte di Pinochet.
Sono sempre io, fermo nelle mie convizioni, ma sono anche fermamente convinto che i proncipi della giustizia ordinaria non si possano applicare a chi si macchia di crimini contro l'umanità, di chi getta nella disperazione interi popoli. Mi metto nei panni di un curdo o di uno sciita, di gente che ha subito il carcere e la tortura per le proprie idee politiche, di chi ha visto scomparire ne nulla i propri cari. Come ritenere illeggittima la sua pretesa di vendetta? No,non si tratta di sancire il biblico occhio per occhio, dente per dente col quale usualmente si vuole giustificare il ricorso alla pena di morte. La morte di saddham non riporta in vita le sue vittime e del resto come potrebbe la morte di una sola persona compensare quella di mille?
Il punto è un altro. Non si può giudicare il tiranno alla stregua dell'assasino comune. Non vi si possono applicare gli stessi principi e le stesse leggi. Il giudizio contro il tiranno è indiscutibilmente un giudizio politico e storico, ed è anche connotato da una eccezionale emotività, dalla volontà di riscatto di migliaia di vite oppresse, che nulla hanno a che fare con l'ipersonalità e la neutralità della Legge. E' un giudizio della storia, che risveglia la parte più brutale dell'uomo. Perchè in realtà non è più di una persona che parliamo, ma di un simbolo. Nella sua follia per la conquista del potere, il tiranno finisce per identificarsi tatalmente con questo, fino a diventarne indiscindibile e indistiguibile. Esso è il simbolo di un potere assoluto, totalizzante, oppressivo, liberticida. Per questo deve morire. Anche perchè il passato non ritorni.
Perchè finche rimane in vita il corpo che incarna quel potere rimane in vita anche la speranza di rivalsa, di restaurazione, dei suoi seguaci. Già me lo immagino Mussolini dal carcere, o anche no, visto che siamo in Italia, a bendire con lettere e articoli le nuove galassie neo fasciste e le manovre dei servizi segreti deviati. Oppure si pensi a Milosevich e Pinochet rimasti sostanzialmente a piede libero. I potenti hanno già troppe volte la possibilità di sfuggire alle proprie responsabilità per poter avver pietà di loro, per poter essere garantisti.
Qualcuno dirà: giustificare un giudizio politico significa allora giustificare strumenti quali i tribunali speciali e via dicendo. No, sono cose completamente diverse. I tribunali speciali sono emanazioni anche esse come i dittatori di un potere assoluto e liberticida, la morte del tiranno soddisfa la volontà di giustizia di un popolo oppresso. Certo se non si crede che nel mondo esistano oppressi ed oppressori questo ragionamento non ha senso, e certo di queste parole si è troppo abusato specie in una certa retorica comunista, ma questa è un'altra storia.
January 04 Un'altro giro... solo un'altro, dai...Dovrei applicarmi un po' di piu' per capire
che cio' che e' diverso e' solo cio' che mi fa piu' paura dovrei studiare un po' di piu' pianoforte Anche per quest'anno rinuncio al suicidio. |
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